Nulla succede per caso
pubblicato lunedì, 25 febbraio 2008, 13:25

L'Homo ed io siamo andati a Firenze ....

Palazzo Vecchio.
Uffizi.
Prendiamo l'audio guida.
Concentrati. Compiti.
Attenti.
Seguiamo passo passo le descrizioni, la storia.
Sembriamo proprio bravi scolaretti.
In silenzio.
Religioso silenzio.
Le persone intorno ci disturbano,
quando parlano vorremmo ucciderli con le nostre stesse mani.

Poi, ad un tratto, la vocina dell'audio guida
 ha pronunciato una parola
...
Savonarola
...
è stata la fine !

Frittole, estate, quasi Millecinquecento.
Santo Savonarola,
non te la prendere se ti scriviamo questa nostra scritta,
anzi prendila bene…
Girolamo! Non vogliamo rubarti tempo santo,
perché tu avrai da fare, come ben saprai,
quindi per questo non vogliamo rubarti del tempo
che hai già impegnato, ma l'altro,
non quello che hai già impegnato,
ma quello quando dirai: e adesso che faccio?
O quando dirai: non ho proprio niente da fare adesso?
Quello noi vorremmo da te,
quel tempo lì vorremmo che tu ci dedicassi…
scusa le volgarità eventuali, Girolamo!
Noi capiamo che il mondo va a rotoli,
però pure tu… eh… che è?!
Pure tu! E mammamia! Pure tu!
Stai sempre…. (Oh!)
Come uno si muove… (oh) ci hai sempre da…
noi lo diciamo per te.
Distenditi, pensa che la gente non cambierà mai…
anche se adesso ti dà ragione, dopo te la darà?
Non si sa! E allora perché farti sangue amaro…
perché farti un fegato così inutilmente?
Che puoi prendere una malattia? …ulcera… infarto….
(Oh) Girolamo, lascia libero Vitellozzo!
Noi siamo due personcine per bene,
che non farebbero male a una mosca,
figuriamoci a un santone come te!
Ciao da due peccatori veniali.
Siamo al tuo servizio completo con le nostre facce sotto i tuoi piedi,
senza chiederti di stare fermo.
E noi sotto zitti.

Post scriptum:
Scusa le volgarità, scusa le parentesi, scusa le cancellature.
Scusa il paragone fra la mosca e il frate… non volevamo minimamente offendere.
Firma: I tuoi peccatori di prima… con la faccia dove sappiamo, sempre zitti sotto i tuoi piedi.
Ciao Girolamo!

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tags: viaggi, arte, risate, relax

pubblicato mercoledì, 01 agosto 2007, 10:23

 




















Si lo so, avete ragione, questa foto poteva venir meglio ... è poco luminosa.
Avrei dovuto alzare le tende, ma da sola con queste braccine proprio non ce la faccio !

Comunque ...
non focaliziamoci sulla luminosità dell'immagine ...
parliamo piuttosto del colore della pittura !

Quel barattolo reca la dicitura ARANCIONE !
Arancione un piffero !
Io vedo un salmone-giallognolo-sbiadito che NON ERA PROPRIO QUEL CHE VOLEVO !

Tra qualche ora passerò la seconda mano ... e se la situazione non migliora, mio caro Signor Castorama, si prepari ad un'atroce sfuriata che in confronto la vendetta di montezuma è una pinzillacchera !!
Per consolarmi potrei comunque pranzare con pizza ripiena di mortazza innaffiata da un peroncino ghiacciato ... in perfetto stile imbianchina a lavoro !


Ma secondo voi ... se per caso decidessi di coprire il tutto con una vernice verde pistacchio, cosa ne uscirebbe fuori !?

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tags: arte, sorprese, santa pazienza

pubblicato giovedì, 19 luglio 2007, 15:30

miro

"Donna con tre capelli e tre uccelli che si posano sul braccio"
Joan Mirò

Parliamone.

I tre capelli li vediamo tutti.
E fin qui, la questione è abbastanza semplice.

Con un pò di fantasia, potremmo supporre che la linea nera orizzontale sia un braccio ...
E parliamo ancora di forme riconoscibili.

Ma il corpo della donna e, soprattutto, i 3 uccellini dove cavolo sono !??!

E non ditemi che gli sgorbi neri , uno dei quali ricorda le "F" che facevo sul quaderno delle elementari, e il gocciolone occhiuto rosso, vi ricordano dei volatili, perchè mi fate preoccupare !

Ho passato 15 minuti seduta davanti questo dipinto, insultando mentalmente la voce dell'audio-guida che descriveva con nonchalance  un corpo femminile mollemente adagiato ...
Ma santa cleopatra QUALE CORPO ?!?!?
E quella linea blu sarebbe un sorriso !?

Sono avvilita ...
Mi sento una rozza bifolca ...

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tags: viaggi, arte, risate, santa pazienza

pubblicato giovedì, 14 dicembre 2006, 16:24
[ PREMESSA: ringrazio Ssmaland perchè mi ha indicato un sito (www.gabrielelunati.com) in cui ho trovato questa perla ... ]


"Voglio vivere a Roma e tra i vostri cantanti amo Gigliola Cinquetti".
L'ex cantante degli Smiths cerca casa nella capitale dopo averla scelta per registrare il suo nuovo album, in cui cita Pasolini e Visconti. E dice: "So tutto della musica italiana, sono un fan di Rita Pavone"

Poco più di una decina di anni fa, annunciando la ristampa di quella manciata di classici incisi nei pochi anni di esistenza degli Smiths ('82-'87), un'autorevole rivista inglese ora defunta scriveva una cosa così:

"Deve essere divertente essere gli U2. Immaginate. Siete la più grande band del pianeta. I media sono ai vostri piedi, i concerti sold out ovunque, alzate il telefono e parlate con i politici del pianeta, in milioni comprano i dischi. Eppure nel profondo del cuore sapete di non valere neanche un briciolo degli Smiths. E la stessa cosa si potrebbe dire per Guns N'Roses, Nirvana, Bruce Springsteen e tutti i colossi del rock. Diciamoci la verità: nessuno è come gli Smiths".

Ma chi erano 'sti Smiths?
Con quel nome da citofono di casa popolare britannica volevano essere un gruppo anonimo, dei "signori nessuno". I detrattori li odiano ancora per quel rock fuori dal tempo e quei testi struggenti che hanno stroncato mucchi di adolescenti bloccandone la crescita.
Con sincera incazzatura working class nel 1986 Morrissey, il cantante, dichiarò: la regina è morta. The Queen Is Dead (e nel brano aggiungeva: "Principe Carlo, ma non ti piacerebbe comparire su un tabloid con il velo da sposa di tua madre?").

L'ultima esibizione pubblica insieme fu a Sanremo nel 1987, pochi mesi prima dell'amaro scioglimento, quando il festival relegava i numerosissimi ospiti stranieri in un tendone.
A Patsy Kensit cadde una spallina e di Morrissey non si parlò che nelle riviste specializzate.
A fine marzo esce il suo ottavo album solista, Ringleader Of The Tormentors.
Gli Smiths sono lontani, l'icona intatta. E si tinge di tricolore. Dopo Londra, Manchester e Los Angeles, Moz, così lo chiamano i fan, ha scelto Roma. Sui blog musicali non si parlava di altro. Per mesi è stato in un albergo vicino Piazza del Popolo, dove ci accoglie. "Scusami, non so se sarò divertente oggi", dice subito, conscio della sua fama di fustigatore di intervistatori.

Perché Roma?
"Ma hai visto la bellezza sensuale della città? Ti abbraccia e ti sconvolge. Sono venuto molte volte, ma ero molto poco romantico. Per me il mondo era l'Inghilterra. Ovviamente avevo torto".

Abiti qui ora?
"Non abito da nessuna parte. Ho venduto la villa di Los Angeles e ho tutte le cose in una cantina. Cerco casa, ma a Roma tutti si tengono strette le proprietà".

La vita qui è come te l'aspettavi?
"Sì. Magari sbaglio ma la gente sembra contenta. Negli Usa è pieno di obesi. In UK sono depressi. Qui tutti, non solo i giovani, indossano i vestiti migliori che possono permettersi. Peccato per tutte quelle pellicce".

Meat Is Murder è uno dei tuoi motti. Hai avuto problemi con la dieta vegetariana a Roma?
"La cosa interessante è che non ho visto molte macellerie. E poi pasta e pizza mi salvano".

Guidi?
"Ovunque nel mondo ma non a Roma. Qui è il caos. Mi sorprende non trovare pile di corpi martoriati ad ogni incrocio".

Continuiamo in italiano? L'avrai imparato.
"Potremmo, ma non capiresti una parola".

L'album, Ringleader Of The Tormentors, è bello.
"Ne sei sicuro? Perché comunque non mi offendo se mi dici che non ti piace…".

Nel singolo You Have Killed Me citi Pasolini. Lo conoscevi già prima di venire in Italia?
"Naturalmente, è famoso ovunque. Forse all'estero sono più interessati alla sua opera, qui sembrano darlo un po' per scontato. Lo considerano uno dei tanti, non un genio".

Citi Accattone. È il suo film che preferisci?
"No, preferisco Mamma Roma, un capolavoro. Ancora così attuale. Non credo che abbia raggiunto più quei livelli. Era un talento sfaccettato. I film, i romanzi, i saggi. E nelle interviste era meraviglioso, non era mai impreparato, nervoso. Una figura eroica".

E poi citi Visconti. Non sarà Tony, lo storico produttore di Bowie che hai voluto per il cd...
(ride) "Gli voglio un bene infinito, è anche mezzo italiano, ma ovviamente cito Luchino. Rocco e i suoi fratelli è un film meraviglioso".

Come hai coinvolto Ennio Morricone?
"Sapevamo che Ennio aveva usato spesso lo studio, il Forum, e abbiamo pensato di proporgli un brano, Dear God Please Help Me. Senza speranze, perché sapevamo che è molto chiuso, tende a tenere la gente a distanza. Invece ha accettato subito. Siamo rimasti scioccati. È venuto in studio con un'orchestra di 37 elementi e ha arricchito la canzone in modo incredibile. Ma non ha parlato molto. È una leggenda, e non è interessato agli esseri umani. Fa il suo lavoro e poi va a casa".

Non eri così anche tu?
"Io sono così".

Conosci musica italiana?
"Ovviamente. A sei anni ho comprato Heart ("Cuore") di Rita Pavone. Ancora ce l'ho. E poi c'era... Gigliola Cinquetti, conosci il brano ? Rappresentò l'Italia all'Eurofestival. E arrivò seconda. Il mio nuovo video cita il festival".

Conosci Non ho l'età? Una cosa come "I'm not old enough"? "I'm too young to fall in love"?
(ride) "Preferisco "I am not old enough" come espressione. La userò come titolo".

Perché Ringleader Of The Tormentors?
"Credo sia la mia posizione oggi. Sono il leader di una gang. Nel nord di Roma".

Chi può fare parte della gang?
"Non molte persone. È molto elitaria".

Come ti chiamano i tuoi amici? Steven?
"No. Con nomi tremendi. Pensano che Morrissey sia troppo autoritario. Mi chiamano Moz. Mozito. Mozarella. Mozalini".

Dicevi: ho scelto la castità, non ci sono amanti in giro che possano raccontare segreti. Allora tutta l'intimità delle canzoni è inventata?
"Ho parlato di castità anni fa e per qualche motivo la gente pensa sia ancora così. Ma non è più il mio caso da anni. No, non sono da solo. Non sempre. Ma la gente non ha bisogno di saperne di più".

In Dear God Please Help Me dici: "Poi lui mi si avvicina con una mano sul mio ginocchio…". I fan ne parlano già come della canzone del coming out. È marchiata ormai…
"Oddio. Coming out, venire allo scoperto? Da dove? Verso dove? Io sono me stesso. Punto".

Nel brano On The Streets I Ran ti preoccupi della tua morte. Ci pensi spesso?
"Sì. Perché capiterà. Arriverà quel secondo preciso, un giovedì qualunque, e non ci sarò più. E sarà lo stesso per te".

Hai ripudiato il batterista Mike Joyce per la causa miliardaria che ha vinto contro di te. Ma senza di lui è possibile la reunion degli Smiths?
"Non vedo come, visto che non siamo amici. Perché dovrei andare sul palco con gente a cui non piaccio?".

Quando hai sentito l'ultima volta Johnny Marr, l'altro autore negli Smiths?
"Ci siamo scambiati dei fax un paio di anni fa per questioni finanziarie".

The Queen Is Dead è sempre lì nella top ten degli album più importanti del rock. È giusto?
"No, il migliore è Strangeways Here We Come. Però The Queen Is Dead aveva qualcosa, era assolutamente del suo tempo".

Ci sono stati alcuni amici famosi nella tua vita. Sei ancora in contatto con Michael Stipe?
"È una persona carina. Però è così con tutti, io posso esserlo con una persona alla volta. O due".

Secondo la leggenda un tuo vecchio brano, Found Found Found, sarebbe dedicato a lui.
"No. Non siamo mai stati vicini… fisicamente".

David Bowie?
"È un mistero per me. Ha una mentalità da vampiro, cerca sangue fresca da succhiare. Non so se con me ha fatto lo stesso. Ma non credo che sia la stessa persona di 30 anni fa. Quel David Bowie non esiste più".

Patti Smith la senti ancora?
"Siamo amici di email, l'anno scorso ci siamo scritti per un paio di mesi. È molto gentile. I suoi primi quattro album hanno cambiato tutto. Hanno cambiato me".

Cantavi "I am the end of the line". Hai mai voluto figli?
"So di essere il ramo secco del mio albero genealogico, e anche quando ho avuto voglia di figli è passata velocemente. È un'enorme responsabilità. E poi puzzano i neonati, no?".

Sei più felice oggi di quando eri un teenager?
"Sì, allora non ero mai mai mai felice".

Ma con le tue canzoni pensi siano di più le vite che hai rovinato o quelle che hai salvato?
"Credo di aver salvato moltissime persone. Ma capisco chi dice: magari non avessi mai ascoltato quelle canzoni. Perché pensano che Morrissey sia…troppo. Troppo per loro".

I tuoi fan farebbero qualsiasi cosa per essere tuoi amici, lo sai. C'è mai riuscito qualcuno?
"Non essere ridicolo. È impossibile. Posso essere amico solo di chi... non mi conosce".

Hai molti amici?
"Cinque".
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pubblicato mercoledì, 22 novembre 2006, 10:05

Roma, 20 novembre 2006 - ci sono voluti un'intuizione straordinaria e trenta mesi di lavoro di restauro per restituire al mondo un quadro di Caravggio che si credeva perduto.
La Chiamata dei santi Pietro e Andrea, definitivamente attribuito a Michelangelo Merisi, è arrivato a Roma, direttamente dalle collezioni della casa reale inglese, per una mostra intitolata Caravaggio. Capolavori nelle collezioni private, che sarà inaugurata nelle sale dell'"ala mazzoniana" della stazione Termini.

La prima intuizione che dietro una spessa coltre di vernici e polveri si potesse celare un capolavoro è stata dello storico dell'arte Maurizio Marini e poi subito avalata da uno dei massimi esperti e studiosi dell'arte del '600. sir Denis Mahon.

La mostra sarà aperta al pubblico presso il "Gate Termini Art Gallery" dal 22 novembre al 31 gennaio 2007.

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pubblicato giovedì, 09 novembre 2006, 14:53

Chiesa di Santa Maria del Popolo

Aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 21.00, tranne la domenica.
Ingresso libero.


Mostra realizzata in occasione del restauro dell'opera

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pubblicato lunedì, 23 ottobre 2006, 10:33
Questa è la storia di Dominot, attore mimo travestito cantante animatore di "cose e di oggetti", protagonista dell'avanguardia romani degli anni migliori, ma anche "chansonnier francese" (esattamente così l'hanno presentato pochi mesi addietro a raitre).
Dominot diva della felliniana "La Dolce Vita" o, se preferite, diva tout court e ancora tenutario di un "baronato", un locale assai particolare che ha sede e luogo in via di Panico, a Roma.

Intorno ai vent'anni si trasferisce a Parigi, dove studia recitazione presso l'Accademia di Teatro con Jacques Toulsa della Comédie Francaise.
Per pagarsi gli studi si traveste e fa spettacoli di spogliarello al "Madame Arthur" (che all'epoca era, in Europa, il più celebre locale di questo tipo) a Pigalle, e canta al Carousel.
Alla fine degli anni Cinquanta si stabilisce definitivamente a Roma dove frequenta la café society descritta nel film La Dolce Vita, senza nascondere la sua omosessualità, e frequentando fra gli altri Giò Stajano e Vinicio Diamanti.

Nel 1958 incontra Federico Fellini, che lo scrittura per una parte nel film La Dolce Vita.
La battuta finale del film spetta proprio a Dominot, che recita sé stesso: un omosessuale dichiarato, nonché travestito, nella Roma degli anni Sessanta.
Nel 1984, infine, Dominot apre un locale a Roma, Il baronato quattro bellezze, dove si esibisce en travestì cantando il grande repertorio della musica francese d'autore, da Edith Piaf a Juliette Gréco.

Natalia Ginzburg ha consegnato su di lui questo quasi-epitaffio:
"Canta alcune canzoni di Edith Piafcon gesti e attitudini della Piaf"


Questo è un piccolo indizio della sorpresa per Ssmaland, Luci e Concubini !
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pubblicato mercoledì, 04 ottobre 2006, 17:08
cristo velato
Il Cristo velato è una delle opere più famose e più suggestive al mondo e ha sempre destato stupore e ammirazione.

Tra i moltissimi suoi estimatori vale la pena ricordare Antonio Canova il quale dichiarò che sarebbe stato pronto a dare dieci anni della sua vita pur di essere l'autore di un siffatto capolavoro.


La moderma sensibilità del Sanmartino scolpisce, scarnifica il corpo senza vita, che le morbide coltri raccolgono misericordiosamente, sul quale i tormentati, convulsi ritmi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi che la pietosa copertura rendesse ancora più nude ed esposte le povere membra, ancora più inesorabili e precise le linee del corpo martoriato.

La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le traffitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato e rilassato finalmente nella morte liberatrice sono il segno di una ricerca intensa che non dà spazio a preziosismi o a canoni di scuola, anche quando lo scultore minuziosamente "ricama" i bordi del sudario o si sofferma sugli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo.

Ma ci rendiamo conto che quello che stiamo osservando è un "semplice" blocco di pietra !?
Incredibile ...

pensato da Viola216 · commenti (4)
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pubblicato mercoledì, 13 settembre 2006, 15:42

FolonAdoro i suoi dipinti da sempre ....
Forse pochi ricordano che tanti tanti anni fa l'Enel utilizzò alcune sue opere per pubblicizzare l'energia "pulita" ... me ne innamorai subito !

Folon2Oggi il lavoro che svolgo mi porta ad avere numerosi contatti proprio con l'Enel ... non per ripetermi ma ... nulla succede per caso ...

I colori sempre molto tenui, le forme allungate, i bordi indefiniti ... le sue opere trasmettono pace e serenità ...

 

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pubblicato lunedì, 31 luglio 2006, 11:05

Soffitto Andrea Pozzo

Girovagavo per il mio blog quando, controllando l'almanacco, ho scoperto che oggi si festeggia S. Ignazio di Loyola.
Non sono credente, non sono cattolica, non sono battezzata ... ma questo santo mi sta aprticolarmente simpatico.
Tra via del corso e piazza capranica, a Roma, si trova la Chiesa di S. Ignazio, all'interno della quale, tanti anni fa, ho scoperto la magia della prospettiva.
La chiesa, infatti,  è nota per gli affreschi di Andrea Pozzo.
Sul pavimento della navata centrale c'è un disco d'oro che indica il punto da cui osservare il soffitto.
Inizialmente si ha l'impressione di vedere un alto tetto a volta decorato da statue, ma in realtà il soffitto è piatto e quello che vedete è solo la realizzazione di innumerevoli studi sulla prospettiva.
Non appena ci si sposta infatti, l'immagine appare distorta e priva di logica.
Guardando il soffitto dall'altare, per esempio, le proporzioni mutano a tal punto che ci si meraviglia che fosse sembrato reale dall'entrata.
Proseguendo lungo la navata centrale, si incontra un altro segno sul pavimento, che indica il punto ideale per l'osservazione di una seconda pittura, che dà un fine effetto di una cupola.
Nella calotta dell'abside, Andrea Pozzo mise in opera un altro dei suoi virtuosismi prospettici: riuscì infatti a rappresentare un'architettura fittizia con quattro colonne dritte in una superficie concava.
Stupefacente !

pensato da Viola216 · commenti
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Dicevamo ?
E se fossero loro ad abbandonarti senza cibo, senza acqua, senza amore ... SENZA MOTIVO
. . .
Ricordi
Varie ed eventuali
Sto leggendo...
ho letto...
leggerò...
Meditabonda
Osservate con quanta previdenza la natura madre del genere umano ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri, dissennati, godrebbero felici di un'eterna giovinezza.
La vita umana non è altro che un gioco della follia.
Il cuore ha sempre ragione.
Amici
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Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela, e ritenendo la cosa interessante, andò a chiamare un altro elefante ...
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